Pisa, 11 febbraio 2019

 

Oggetto: aggiornamento sul cammino dell’associazione e convocazione dell’assemblea dei soci

 

Ciao a tutti.

Abbiamo venduto il doccio (08.01.2019) alla cooperativa PAIM e la casa del vento alla cooperativa sociale ARNERA (preliminare di vendita del 28 gennaio 2019 e atto di compra-vendita entro il 31 marzo 2019).

Come ci eravamo proposti ci accingiamo ad investire il ricavato di queste vendite nell’acquisto di piccoli appartamenti per continuare la nostra opera di ospitalità (housing socio-solidale) per una fascia di persone svantaggiate, sia cittadini italiani che stranieri.

 

È necessario parlare di questa fase che ci apprestiamo a vivere.

 

Che cosa intendo?

Il momento che attraversiamo costituisce l’appendice di un processo complesso e in certi momenti pure faticoso, ma ce l’abbiamo fatta.

L’associazione ora deve pensare come collocarsi nel futuro, anche alla luce della nuova legislazione del III settore che entrerà in vigore a partire dall’agosto 2019. La nostra assemblea dovrà quindi elaborare e immaginarsi il futuro che ci attende e dare consistenza statutaria a come immaginiamo il lavoro solidale  che ci attende, anche individuando, come prescritto, in modo circoscritto e definitop lo scopo sociale.

 

Vi ricordo le stagioni vissute dall’associazione.

 

La nostra associazione nata nel 1984 ha vissuto due stagioni: la prima stagione 1984-1998 e la seconda stagione dal 2000 fino ad oggi.

Nella prima stagione (1984-1998/2000) ci siamo dedicati ai giovani e agli adolescenti tossicodipendenti per accompagnarli verso la liberazione e per aiutarli con le loro famiglie, amici e contesti di vita a reinserirsi nel tessuto sociale, mentre ritrovavano le loro relazioni e il loro spirito interiore.

Nella seconda stagione (dal 1998/2000 fino al presente) ci siamo strutturati con tutti i servizi nati attorno al Centro Solidarietà di Pisa (cooperative e associazioni) come gruppo per continuare a fare solidarietà con strategie diversificate rivolte a soggetti diversi, ma comunque nel disagio o marginali rispetto al contesto sociale e lavorativo. In una parola abbiamo differenziato i nostri interventi incrociando le competenze e le risorse, moltiplicando così le possibilità di fare e di essere presenti sul territorio. Il CSP in questa fase ha concesso l’utilizzo della Casa del vento per l’accoglienza di minori immigrati non accompagnati alla cooperativa sociale il Simbolo (dal 2000 fino al maggio 2016) e Il doccio per la gestione del programma terapeutico di giovani tossicodipendenti alla cooperativa sociale il Cammino (del gruppo di don Armando Zappolini, dal 2000 fino al luglio 2015).

 

In queste stagioni ci sono circostanze e avvenimenti che hanno portato benessere e rafforzato la motivazione del nostro servizio, mentre altre circostanze invece ci hanno lacerato e fatto molto soffrire; non intendo ora ritornare a ricordarle, devo solo richiamarle per aiutarvi a interpretare il presente dell’associazione.

Questo presente è dunque rivelativo di questo lungo processo: da una parte l’associazione c’è ancora con un servizio di housing sociale solidale, mi piace dire di ospitalità, con qualche volontario e anche con alcuni riferimenti professionale preziosi e necessari; ma dall’altra i compagni di strada, associazioni e cooperative che abbiamo contribuito a creare, promuovere e sostenere hanno preso le loro strade.

 

Non esiste più il gruppo, il consorzio, che aggregava molto cooperative sociali e insieme non esistono più persone, volontari, operatori disposti a spendersi e a supportare con le loro competenze il nostro cammino. Queste persone, volontari di associazioni e lavoratori di cooperative sociali, sono stati formati e accompagnati con le risorse professionali e strutturali del CSP, sostenute, formate e volutamente fatte crescere perché questo ha costituito lo scopo della nostra associazione fin dal suo inizio. Oggi però, ormai dal 2006, non abbiamo più questo ruolo di animazione, né abbiamo più quello di coordinamento degli interventi volti a sostenere strategie di solidarietà.

 

Quindi, venuto meno questo ruolo associativo dentro la storia appena descritta, l’associazione Centro Solidarietà di Pisa si trova anche per la riforma del III settore, come Organizzazione di Volontariato, ad affrontare questo decisivo passaggio.

 

Questo è il momento che attraversiamo. Quali proposte desidero farvi? Eccole.

 

Oggi più di ieri, anche le associazioni e le imprese sociali hanno bisogno per rispondere alla loro voglia di fare solidarietà e di produrre servizi alla persona di essere insieme, di fare rete per scambiarsi competenze e fronteggiare le molteplici esigenze della nuova normativa e la spinta concorrenziale che ha invaso anche questo mondo del III settore (o come ho sempre desiderato chiamarlo privato sociale di sapore meno economicistico).

fonderemo il nostro confronto nella valutazione di due possibilità:

  • La prima: non avendo possibilità di proseguire un’attività, liquidiamo l’associazione;
  • La seconda: cerchiamo di ri-pensare un processo per ri-costituire la base sociale e continuare

un’attività di housing socio-solidale.

 

 

Chiaramente avendo dovuto riflettere prima di proporvele mi sono fatto delle idee in proposito.

 

Le condividerò con voi in assemblea, ma già vi anticipo i titoli:

 

sulla prima possibilità, quella di liquidare l’associazione sento molte resistenze:

  1. Mettere l’associazione in liquidazione genera in me un sentimento di alienazione che mi sembra manchi di rispetto a tutti coloro che hanno voluto l’associazione e che molto ci hanno investito in energie fisiche, intellettuali e spirituali, compresi i genitori dei ragazzi tossico-dipendenti;
  2. Il momento politico sociale è tale che, credo valga la pena continuare ad investire risorse perché frammenti di solidarietà permangono ad esprimere il valore dell’ospitalità solidale verso
  3. È bene che il patrimonio ricavato dalle vendite dei nostri immobili sia investito sul nostro territorio evitando rischi di devoluzione ad associazioni lontane da

 

Alla luce della mia riflessione sono più propenso a scegliere il processo di ri-pensarci e ri-costituirci:

  1. Mantenere l’associazione sul territorio, dopo 35 anni di ininterrotta presenza, mi pare assuma una rilevanza oltreché sociale e politica di sentinella, anche empatica, utile a custodire i valori che l’hanno generata, le emozioni suscitate e la memoria che rivela la lotta esistenziale, patrimonio di un cammino culturale e spirituale da
  2. L’associazione dovrà mantenere i suoi nativi scopi statutari prospettandosi d’investire le sue energie fisiche, intellettuali, spirituali ed economiche sempre a favore di persone con svantaggi socio-economici o con svantaggi psico-sociali.

 

  1. L’assemblea dovrà essere ricostituita perché ormai noi vecchi soci abbiamo fatto e dato quello che abbiamo potuto. Ora la nostra partecipazione non è più adeguata a garantire un accompagnamento adatto ai percorsi che la nostra associazione sta prevedendo;
  2. Appena si ricostituirà l’assemblea dei soci sarà eletto il nuovo comitato esecutivo con persone che potranno dedicarci maggior tempo e condividere tutte le necessarie responsabilità amministrative e operative per una progettazione rinnovata delle attività.

 

 

P.S.: a sostegno di questa seconda possibilità di ri-pensarci per ri-costituirci ci sono cause personali, associative e gestionali-amministrative da tener presenti:

  • tra le cause personali: per lo meno a partire da me (e da altri che ormai da tempo me lo ripetono) sento di aver dato e di ritenere utile farmi da parte per non invischiare con la mia immagine e la mia storia personale il cammino futuro dell’associazione;

 

  • oltre che alle cause di natura personale ci sono anche cause associative: i soci attuali, molto impegnati nelle professioni, nel sociale avvertono la necessità di affidare il processo nelle mani di altri nuovi soci che si prendano la responsabilità di continuare l’attività, dopo che la nostra gestione concluderà il processo con l’acquisto di appartamenti per fare housing socio-solidale, come la nostra associazione ormai svolge da più di 10 anni;

 

  • se cause personali e associative provocano la nostra riflessione sul fronte interiore e relazionale- associativo, ci sono cause gestionali-amministrative che consigliano di rimanere ben inseriti nelle reti- istituzionali (vedi Cesvot provinciale e regionale) e magari collocando l’associazione all’interno di una rete gestionale-locale di associazioni e d’imprese sociali, in modo che trovi supporti logistico-amministrativi, progettuali-programmativi e operativi per far fronte alla missione

 

Allora vediamoci!

 

Vi chiedo di comunicarmi quando vi andrebbe bene:

  • Indicate giorno della settimana e se preferite dopo-cena o prima di cena o di sabato mattina(?)
  • In febbraio: chi è più impegnato indichi pure le date
  • Chiaramente desidererei che ci fossimo tutti, vista l’importanza di questo
  • Chi non potrà partecipare (ma v’invito con insistenza) sarà utile la solita delega. Perché le decisioni che prenderemo le verbalizzeremo per consegnarle a chi s’inserirà in futuro come nuovo socio in assemblea.

 

Intanto vi anticipo che il nostro incontro lo faremo a Bientina nell’ufficio dell’Arch. Bandecchi Stefano, nostro collaboratore e consulente per la gestione degli immobili, che gentilmente ci mette a disposizioni i suoi locali.

 

Claudio

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